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I 1200 RISTORANTI MIGLIORI D'ITALIA
Qual è il maggior motivo d’interesse di una graduatoria annuale
dei migliori ristoranti italiani come questa, che Class ha compilato
mettendo a confronto, e sintetizzando con un proprio voto,
i giudizi delle quattro più autorevoli guide gastronomiche, e cioè Michelin,
Gambero Rosso, l’Espresso, Touring Club Italiano? È quello di individuare
dove sta andando la ristorazione di qualità depurando le linee di tendenza
dalle simpatie e antipatie personali che inevitabilmente sono presenti
nei voti delle singole guide e attutendo le enfatizzazioni cui ciascuna di
esse deve fatalmente ricorrere per suscitare quella curiosità e quell’interesse
che spingono poi i fruitori ad acquistarle. Non è facile infatti rilevare ogni
anno qualche novità nella pattuglia dei 30 o 40 più raffinati ristoranti della
penisola, la cui valutazione differisce soltanto per lievi sfumature e, quindi,
quando la si trova, è arduo resistere alla tentazione di accentuarla anche a
rischio di esagerare. In questi ultimi tre anni, per la verità, i redattori delle
guide non hanno avuto bisogno di calcare troppo la mano: è bastata la recessione
a movimentare la graduatoria, operando una durissima selezione
proprio tra i ristoranti al top che, essendo i più costosi, sono giustamente
anche quelli giudicati con maggior severità dalla clientela. Ecco perché assai
più del rimescolamento di posizioni che ha riportato questa volta al vertice
della classifica Le Calandre di Rubano al posto dell’Enoteca Pinchiorri,
appare significativa la performance dei due ristoranti che quest’anno, pur
nel clima reso severo dalle difficoltà economiche, si sono inseriti nelle prime
dieci posizioni: uno è situato sulle Colline bergamasche, l’altro sulla Costiera
amalfitana. Ma se per Vittorio di Brusaporto si tratta di un successo
annunciato dalle tre stelle Michelin già conquistate l’anno precedente, per
la Torre del Saracino di Vico Equense è il risultato di una costante e tenace
ascesa che ha permesso a uno chef di talento come Gennaro Esposito di
classificarsi come il migliore del Sud. Con il suo salto di qualità e con la presenza
nei primi 20 posti di un protagonista storico della grande ristorazione
come Alfonso Iaccarino, patron del Don Alfonso di Sant’Agata sui Due
Golfi, e di un cuoco della caratura di Ciccio Sultano, del Duomo di Ragusa,
la ristorazione delle regioni meridionali ha nella classifica di quest’anno
un riconoscimento che rende finalmente giustizia al suo valore. È una
classifica in cui compaiono equamente ripartiti non soltanto ristoranti del
Nord e del Sud, ma anche di città e di provincia, sia a conduzione familiare
che gestiti da manager, abbinati o no a un albergo. Rappresentano ogni
tipo di cucina: nelle posizioni di vertice ci sono sia il Pescatore di Canneto
sull’Oglio, dove Antonio e Nadia Santini fanno gustare un piatto tradizionale
come il sorbir d’agnol, sia sperimentalisti scatenati come Massimo
Bottura della Francescana di Modena e Davide Scabin del Combal.Zero
di Rivoli. Ma soprattutto rappresentano tutte le cucine regionali. Mentre si
festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia è bello scoprire che la ristorazione
ha già realizzato il federalismo cucinario regionale.
(Cesare Pillon)
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